In breve
- Al guinzaglio il cane perde la possibilità di scegliere la distanza: per questo reagisce dove da libero non lo farebbe.
- Dietro la stessa scena ci sono quattro meccanismi: paura, frustrazione, iperattivazione, mancanza di gestione.
- Da questa settimana: niente incontri al guinzaglio, più distanza, guinzaglio morbido e respiro lento.
Sei in passeggiata. In fondo alla via compare un altro cane. Il tuo si irrigidisce, fissa, tira. Poi abbaia e si alza sulle zampe dietro. Tu accorci il guinzaglio, cambi marciapiede e speri che finisca presto.
È una delle scene che sento raccontare più spesso. E quasi sempre viene letta nel modo sbagliato: «è aggressivo», «vuole fare il capo», «è geloso di me».
Una lettura sbagliata porta a una scelta sbagliata. Chi pensa che il cane voglia fare il capo lo sgrida e lo strattona. Chi pensa che sia solo esuberanza lo porta a salutare tutti i cani che incontra. In entrambi i casi la passeggiata peggiora, e con lei la relazione: esci meno volentieri, scegli gli orari in cui non c'è nessuno, vivi ogni angolo come un rischio. Il cane, intanto, impara che gli altri cani arrivano sempre insieme alla tua tensione.
In questa guida trovi cosa succede davvero in quei secondi, i quattro meccanismi che da fuori sembrano uguali, cosa dice uno studio su quasi duemila cani osservati in passeggiata e cosa puoi fare da questa settimana.
Il guinzaglio cambia l'incontro
Due cani liberi che si incontrano raramente vanno dritti uno contro l'altro. Rallentano, fanno una curva, si annusano di lato, si allontanano. Hanno spazio, e lo usano per dirsi che non ci sono intenzioni ostili.
Al guinzaglio quello spazio sparisce. Il cane non può scegliere la distanza, non può fare la curva, non può andarsene. Se l'altro cane lo mette a disagio, l'unica strategia che gli resta è farlo andare via: si gonfia, abbaia, scatta in avanti. Se invece l'altro cane lo attira, il guinzaglio diventa un muro tra lui e quello che vuole.
C'è poi una terza presenza: tu. Il guinzaglio è un filo che collega il tuo corpo al suo. Quando vedi un cane in lontananza e ti irrigidisci, accorci la presa, trattieni il respiro, lui lo sente prima ancora di aver capito cosa sta arrivando. Per lui è un'informazione chiara: c'è qualcosa che non va.
Per questo dico spesso che il guinzaglio non crea il problema, ma lo rende visibile. E a volte lo ingrandisce.
I quattro meccanismi
Da fuori la reazione sembra sempre la stessa: abbaio, tirate, il cane sulle zampe dietro. Dentro, di solito, c'è una di queste quattro cose. A volte più di una.
Insicurezza o paura. L'altro cane è una minaccia e lui prova ad allontanarlo prima che si avvicini. Spesso si vede un attimo prima della reazione: il corpo si abbassa o si irrigidisce, lo sguardo si fissa, il peso va indietro. Poi parte in avanti. Non sta attaccando: sta cercando di guadagnare distanza nell'unico modo che il guinzaglio gli lascia.
Frustrazione. Vorrebbe andare a conoscerlo e il guinzaglio glielo impedisce. È il cane che al parco, libero, gioca con tutti, e al guinzaglio sembra un altro cane. Guaisce, tira verso l'altro, e quando capisce che non ci arriverà esplode. La reazione è identica a quella della paura. Il motivo è opposto.
Iperattivazione. È già troppo carico prima ancora di vederlo. Esce di casa tirando, annusa tutto di corsa, reagisce a biciclette, rumori, persone. L'altro cane è solo la goccia che fa traboccare un vaso già pieno. In questi casi lavorare sull'incontro serve a poco se prima non cambia il modo in cui inizia la passeggiata.
Mancanza di gestione. Nessuno gli dà un'indicazione chiara su cosa fare. La persona si blocca, oppure lo segue, oppure parla molto e in tono agitato. Il cane si ritrova a decidere da solo in una situazione che non sa gestire, e sceglie la cosa che gli viene più facile.
Se scambi la paura per frustrazione, fai la cosa giusta per il problema sbagliato. Il cane che ha paura non ha bisogno di più incontri, ha bisogno di più distanza. Il cane frustrato non ha bisogno di salutare tutti, ha bisogno di imparare che non ogni cane è per lui. Il primo lavoro, quindi, è capire quale dei quattro hai davanti.
Cosa dice la ricerca
Nel 2011 Řezáč e colleghi hanno osservato le interazioni tra cani durante le passeggiate con i loro proprietari: 1.870 cani in tutto. Lo studio, pubblicato su Applied Animal Behaviour Science, ha confrontato cani liberi e cani al guinzaglio.
Due risultati riguardano direttamente questa guida.
- I cani liberi si annusavano tra loro più spesso dei cani al guinzaglio.
- I comportamenti di minaccia comparivano con una frequenza doppia tra cani al guinzaglio.
Lo studio ha trovato anche che le minacce erano quasi tre volte più frequenti tra cani dello stesso sesso che tra un maschio e una femmina.
Va detto con precisione cosa questi dati dicono e cosa no. È uno studio di osservazione: registra cosa succede, non spiega perché. Non dimostra che il guinzaglio da solo renda un cane reattivo. Dice però che, nelle stesse strade, gli incontri al guinzaglio producono più minacce e meno annusate. È coerente con quello che vedo nelle case delle persone: togli al cane la possibilità di gestire la distanza, e gli togli il modo più semplice di evitare il conflitto.
Perché non passa da solo
Molte persone aspettano che passi con l'età o con l'abitudine. Di solito non succede, e il motivo è semplice: ogni reazione, dal punto di vista del cane, funziona.
Pensa alla scena dall'inizio. Il tuo cane abbaia, tu cambi marciapiede, l'altro cane prosegue per la sua strada. Dopo pochi secondi la minaccia è sparita. Il cane non sa che l'altro sarebbe passato comunque. Sa che ha abbaiato e la cosa che lo metteva a disagio si è allontanata. La prossima volta userà la stessa strategia, un po' prima e un po' più forte.
Con il cane frustrato succede qualcosa di simile. Tira, abbaia, e a volte la persona cede e lo lascia avvicinare. Basta che succeda ogni tanto perché valga la pena riprovarci sempre.
Poi ci sei tu. Dopo qualche settimana di passeggiate difficili inizi a cercare gli altri cani con lo sguardo prima ancora di uscire dal portone. Il tuo corpo si prepara al peggio, e il cane lo legge. Così la reazione comincia sempre prima: a volte basta vedere una sagoma in fondo alla strada.
È un circolo in cui nessuno sbaglia apposta. Si interrompe cambiando le condizioni dell'incontro, non aspettando.
Gli errori più comuni
Quasi tutti partono da una buona intenzione. Ed è proprio per questo che si ripetono.
- Accorciare il guinzaglio di colpo. È il gesto più istintivo. Per il cane è il segnale che hai visto un pericolo, e la tensione sul guinzaglio lo spinge in avanti.
- Parlargli in tono agitato. «Buono, buono, stai fermo» ripetuto in fretta non lo calma. Aggiunge rumore e agitazione a un momento già carico.
- Andare incontro all'altro cane per abituarlo. Avvicinare un cane che ha paura alla cosa che gli fa paura, senza via d'uscita, non lo abitua. Spesso lo convince che aveva ragione.
- Farlo salutare «così fa amicizia». Con il cane frustrato sembra funzionare, perché si calma quando arriva. Ma impara che tirare e abbaiare lo portano dove vuole.
- Sgridarlo nel momento della reazione. In quel momento il cane non è in grado di ascoltare. La sgridata si somma a quello che già prova, e l'altro cane resta associato a un momento brutto.
Cosa fare da questa settimana
Non serve rivoluzionare le passeggiate. Servono tre scelte, ripetute ogni giorno.
Smetti di far incontrare il tuo cane con gli altri cani mentre è al guinzaglio. Niente saluti, nemmeno con il cane del vicino che conosce da sempre. Al guinzaglio non può muoversi come farebbe libero, e un saluto che per te è gentile per lui può diventare una tensione. Se qualcuno si avvicina, puoi dire con tranquillità che oggi non è il momento.
Mantieni la distanza. Quando vedi un cane, crea spazio prima che il tuo inizi a fissarlo: attraversa, fai una curva larga, cambia direzione. Non è una fuga. È la stessa cosa che farebbero due cani liberi. Più spazio gli dai, meno ha bisogno di farselo da solo.
Cura il tuo corpo. Il tuo cane legge te prima di leggere l'altro cane. Guinzaglio morbido, passo regolare, respiro lento. Se ti accorgi di stringere la presa, apri la mano. Non devi fingere di essere tranquillo: devi diventarlo un po' di più, una passeggiata alla volta.
In più, per una settimana, prendi nota di tre cose dopo ogni reazione: dove è successo, a che distanza era l'altro cane, com'era il tuo cane quando siete usciti di casa. Dopo sette giorni avrai uno schema. Se reagisce soprattutto quando è già carico, guarda all'iperattivazione. Se reagisce ai cani che si avvicinano e mai a quelli che si allontanano, guarda alla paura. Se guaisce e tira verso tutti, guarda alla frustrazione.
Se vuoi una mano a capire quale dei quattro è il suo, ho preparato un test gratuito di 12 domande. Ci vogliono tre minuti.
Quando il problema è ogni passeggiata
Queste tre scelte abbassano la tensione. Non sostituiscono un lavoro sulla relazione, che è dove il problema nasce e dove si risolve.
Io lavoro così. Prima facciamo una sessione preliminare in video: mi racconti la storia del tuo cane, la casa, le abitudini, e io arrivo già sapendo da dove partire. Poi vengo a casa tua per due giornate intere, sulle strade dove passeggi ogni giorno. Ti mostro un esercizio per un paio di minuti, poi lo fai tu. Perché quando io me ne vado, il tuo cane deve leggere te, non me.
Se la scena dell'inizio è la tua passeggiata di tutti i giorni, possiamo guardarla insieme nella valutazione strategica del tuo caso, senza costi. Compili la candidatura in pochi minuti e, se il tuo caso è adatto, scegli tu giorno e ora.
Candidati per la valutazione strategica
Řezáč P., Viziová P., Dobešová M., Havlíček Z., Pospíšilová D., 2011. Factors affecting dog-dog interactions on walks with their owners. Applied Animal Behaviour Science 134:170-176. Link